Perché l’Albania?

Il numero delle aziende attive in Albania nel 2017 è ammontato a 162.452 unità, in crescita dell’1,1 per cento rispetto al 2016. Lo rivelano i dati diffusi dall’Istituto delle statistiche albanese (Instat). L’economia albanese continua ad essere centrata sull’attività del settore del commercio, con circa 49 mila aziende, che rappresentano il 30 per cento del totale. Al secondo posto, le aziende operanti nel settore dell’agricoltura e pesca, con 37.864 unità, ossia 23 per cento del totale. All’ultimo posto con 2.927 unità, le imprese attive nel settore dell’informazione e della comunicazione. Le aziende che contano più di 50 dipendenti rappresentano solo 1,1 per cento del totale, ma il loro contributo nell’occupazione ha un’incidenza del 47,8 per cento del totale del numero degli occupati. L’attuale Governo di Edi Rama, ex sindaco della capitale albanese in carica dal 2013, sta incentrando i propri sforzi verso la lotta all’atavico problema della corruzione e del crimine organizzato e alla realizzazione di riforme volte alla completa liberalizzazione economical’obiettivo dichiarato é l’ingresso nell’Unione Europea, e per tale motivo Tirana sta facendo il massimo per rafforzare i propri legami con l’Europa e con le principali istituzioni internazionali. La conferma delle ambizioni di Rama si é avuta il 24 giugno dell’anno scorso, quando i 28 Paesi dell’UE hanno accordato all’Albania lo status di Paese candidato all’entrata nell’Unione, nonostante i dubbi manifestati da alcuni dei suoi membri. Il processo di avvicinamento si preannuncia lungo e complicato ma il segnale lanciato é di grande importanza e diversi funzionari di Bruxelles ipotizzano l’ingresso intorno al 2024. Nei prossimi tre anni ci saranno grandi opportunità per aprire nuovi posti di lavoro, grazie al programma del governo di Tirana che tende ad una crescita economica accompagnata da una reale occupazione. Lo ha dichiarato il premier albanese Edi Rama nel suo intervento ad una conferenza sul tema dell’occupazione in Albania. Secondo il premier a favorire l’apertura dei nuovi posti di lavoro saranno “i numerosi progetti di infrastruttura che verranno finanziati, lo sviluppo del settore del turismo che di anno in anno si sta confermando quale una importante potenza per la nostra economia, e la trasformazione dell’industria manifatturiera in un settore a ciclo chiuso“.

Diverse sono le motivazioni per cui molte imprese italiane e internazionali guardano oggi all’Albania:

  • la favorevole posizione geografica (al centro del Mediterraneo e vicina ai mercati UE e ai mercati balcanici) che fa della nazione balcanica un vero e proprio hub commerciale strategico;
  • l’incremento della domanda interna che consente la possibilità di investimento in vari settori;
  • la compatibilità con il sistema produttivo italiano;
  • un contesto interno particolarmente bendisposto nei confronti di chi vuol fare business. Tra gli elementi di maggior interesse si segnalano: costi competitivi, benefici fiscali, una tassazione non onerosa, incentivi per i settori strategici, una burocrazia snella, un quadro giuridico che non prevede particolari restrizioni e che agevola il flusso di investimenti diretti provenienti dall’estero ed un quadro normativo economico che si é allineato alle leggi europee;
  • la presenza di una forza lavoro qualificata e a basso costo;
  • la vicinanza culturale e la vasta conoscenza della lingua italiana tra la popolazione

 Centosettantotto aziende, 14 tra associazioni industriali, di categoria e istituzioni pubbliche, tre banche, per un totale di oltre 346 partecipanti:  sono i numeri della prima missione imprenditoriale in Albania organizzata da Confindustria, Agenzia Ice, Abi, Alleanza delle Cooperative, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Rete Imprese Italia, Unioncamere e promossa dai ministeri dello Sviluppo economico e degli Affari esteri italiani, iniziata a Tirana e che è entrata nel vivo con il Business Forum Italia-Albania al quale ha partecipato anche il premier albanese, Edi Rama. Obiettivo della missione – guidata dal sottosegretario allo Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, e che vede la partecipazione, fra gli altri, dell’ambasciatore d’Italia in Albania, Alberto Cutillo e dei presidenti di Confindustria, Vincenzo Boccia, e dell’Ice, Michele Scannavini– è di incrementare la già solida cooperazione economica tra i due Paesi e approfondire le opportunità commerciali e di investimento per le imprese italiane con particolare attenzione a tre settori: agroindustria, energie e infrastrutture. Con un interscambio di circa 2 miliardi di euro nei primi 10 mesi del 2017, secondo i dati dell’Istituto di Statistica albanese, l’Italia rappresenta il primo partner commerciale dell’Albania e anche primo investitore con una presenza di oltre 2.662 imprese, fra capitale unico italiano e capitale misto, portatrici di competenze tecnologiche e produttive. Il programma ha previsto una sessione istituzionale, con il Business Forum Italia – Albania al quale ha partecipato anche il primo ministro albanese, Edi Rama, il seminario sui programmi di sviluppo locali e i finanziamenti internazionali disponibili in Albania, Kosovo e Macedonia e specifiche tavole rotonde sui settori focus della missione. Successivamente, sono seguiti incontri B2B fra le aziende italiane e le controparti albanesi, kosovare e macedoni. Il 20 febbraio hanno concluso l’iniziativa con alcune visite presso aziende o aree ritenute utili in funzione delle caratteristiche e degli obiettivi delle imprese italiane. L’Albania ha già intrapreso un percorso di cambiamento, in una prospettiva europea. Il Programma delle Riforme Economiche per il periodo 2017-2019 prevede 19 riforme in aree strategiche, rafforzando il partenariato pubblico-privato e la collaborazione tra imprese albanesi e straniere per stimolare l’innovazione e la competitività. Si aprono molte possibilità nei settori delle infrastrutture e pianificazione urbana, ambiente, turismo, energie rinnovabili, start-up e innovazione. C’è disponibilità di manodopera, anche qualificata, a costi competitivi, una tassazione favorevole alle imprese e una popolazione giovane (circa il 45% sotto i 30 anni d’età). Nonostante la crisi, l’Albania ha mantenuto un buon livello di crescita del Pil reale, registrando per il 2016 un +3,4% e simili sono le statistiche anche per il 2017. Buone le prospettive anche a medio termine (con previsioni di crescita media annua del 3,7% per il periodo 2018-2022, secondo dati del Fondo monetario internazionale. Importanti novità anche dal punto di vista bancario. Alla missione partecipa una delegazione dei tre dei principali gruppi bancari che rappresentano circa il 55% del settore in termini di totale attivo: Banca Intesa Sanpaolo, Iccrea Banca e Unicredit. Gli imprenditori che operano in Albania possono avvalersi dell’assistenza di importanti interlocutori di riferimento. In particolare, uno dei più grandi gruppi bancari italiani è direttamente presente in Albania con un ufficio di rappresentanza.  Determinante in questo senso appare essere l’impegno del Governo albanese ad assicurare al settore dell’ agribusiness condizioni di certezza e stabilità, elementi imprescindibili per lo sviluppo dello stesso e la presenza di investitori stranieri. Un’ulteriore opportunità per le nostre imprese deriverà dalla realizzazione del tratto albanese del Trans Adriatic Pipeline (TAP), che prevede la costruzione di un gasdotto destinato al trasporto del gas azero del giacimento dello Shaz Deniz alle coste italiane attraverso la Grecia e l’Albania. Inoltre, l’Albania è ricca di cromo, rame, nichel e carbone ed ha importanti giacimenti non sfruttati di bauxite, fosfato e significative riserve lapidee utilizzabili nel settore edilizio. Il Paese sta proseguendo il processo di riforme interno dell’ultimo quindicennio, teso ad avvicinare il suo impianto istituzionale, amministrativo e giuridico agli standard occidentali, al consolidamento dell’economia di mercato e all’attrazione di investimenti esteri. L’Albania, in quanto Paese candidato all’adesione all’Ue, ha la necessità di adeguare il proprio quadro regolamentare e legislativo, tutto ciò, potrebbe essere estremamente appetitoso per le imprese e gli investitori italiani e i lavori del Tirana Business Matching rappresentano una vetrina internazionale per la promozione delle potenzialità del paese delle aquile. Tra gli obiettivi del governo, al centro del dibattito, lo sviluppo e l’ammodernamento del settore energetico, il quale ancora oggi si regge in parte sugli investimenti fatti dal passato regime comunista. Considerate le problematiche, le prospettive energetiche albanesi puntano alla diversificazione, in particolare, importante è la progettualità del governo nell’incentivare il fotovoltaico. L’attualità albanese è molto importante per il settore energetico, offre grandi spazi per l’esportazione nel Paese di know-how di macchinari elettromeccanici per la produzione di energia e apparecchiature elettriche e di software per la gestione degli impianti, settori questi di assoluta eccellenza del “Made in Italy”.

L’economia albanese è – nell’area dei Balcani occidentali – la più in crescita e quella con le ‘performance’ più alte, secondo quanto riportato nel rapporto di giugno 2018 sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale dalla Banca Mondiale. “Ci si aspetta che l’Albania abbia una crescita economica stabile del 3,6% nel 2018 e del 3,5% nel biennio 2019-2020, arrivando in questo modo ad avere una crescita più alta rispetto alla media economica dei Balcani occidentali che è prevista del 3,2% nel 2018 e del 3,5% nel 2019”, – si legge nel rapporto della Banca Mondiale. Questa previsione sulla crescita dell’economia albanese va ad aggiungersi a quelle ottimistiche di altre istituzioni internazionali. Moody’s, S&P e la commissione europea, infatti, hanno dato previsioni di prestazioni elevate nel futuro dell’economia albanese. Le due prestigiose agenzie che si occupano di ricerche e analisi finanziarie hanno confermato la loro valutazione positiva di crescita stabile sull’economia albanese, sulla base dei risultati osservati in termini di consolidamento fiscale, della traiettoria decrescente del debito pubblico e i progressi nelle riforme strutturali che hanno portato l’accelerazione della crescita economica. “La disciplina fiscale è rimasta intatta durante l’intero ciclo elettorale e Moody’s prevede il calo del debito pubblico nel 2018, grazie al supporto della buona gestione delle spese pubbliche, alla migliore riscossione delle entrate e alla riduzione dei pagamenti connessi all’energia, che riflettono le riforme strutturali. Si prevede che la crescita economica acceleri mentre il processo di integrazione contribuirà a migliorare il clima degli affari”,  si legge nel rapporto.