Agricoltura

L’agricoltura contribuisce in misura del 17% circa alla formazione del PIL. In base a fonti ufficiali del Ministero dell’Agricoltura, i terreni agricoli rappresentano il 24% della superficie complessiva. Si tratta di 695.520 ha c/a di terreni agricoli, mentre quelli forestali e destinati a pascolo o altro ammontano a 2.179.280 ha c/a. Interessante fenomeno è la sempre maggiore diffusione di colture della vite destinata alla produzione del vino. Specialmente nella regione del Kallmet si sono raggiunti livelli di produzione di uva autoctona destinata alla produzione di vino considerato apprezzabile, con presenza di cantine realizzate con l’assistenza professionale molto spesso di progettisti italiani ed apparecchiature provenienti dall’Italia. Il governo albanese ha proposto agevolazioni fiscali per promuovere lo sviluppo del settore energetico e quello dell’agricoltura. Secondo quanto annunciato dal ministro delle Finanze, Arben Ahmetaj, per promuovere la produzione di energia rinnovabile da fonti solari una serie di prodotti e tecnologie saranno esentate dall’Iva sui macchinari di importazione. Per promuovere invece la costituzione di cooperative agricole, l’imposta sul guadagno scenderà dal 15 al 5 per cento. Lo stesso anche per il settore dell’agriturismo, che avrà inoltre un’Iva ridotta al 6 per cento, e l’esenzione dalla tassa sull’infrastruttura per gli investimenti. Il nuovo regime di sostegno per gli agricoltori, che consiste in un fondo di 20 milioni di euro, mira a fornire una soluzione a tre questioni. In primo luogo, seguendo il modello economico di crescita delle esportazioni, sostenendo tutti i prodotti agricoli che hanno un peso maggiore nel paniere totale delle esportazioni, in secondo luogo avvicinando il maggior numero possibile di agricoltori negli organismi comuni, che garantiscono maggiore sostenibilità e produzione e in terzo luogo le politiche che possono essere intraprese per sviluppare quei settori intermedi come l’agriturismo, l’agro-trasformazione, la pesca ecc.  Il clima dell’Albania sostiene e favorisce un’infinita gamma di colture, da quella continentale a quella mediterranea. Il settore agricolo e agro-industriale è uno dei più significativi dell’economia albanese ricoprendo un ruolo cruciale nello sviluppo economico e sociale del Paese. Esso contribuisce per circa il 20% alla formazione del PIL. Più della metà della popolazione vive in zone rurali e viene impiegata in questo settore. L’agroindustria rappresenta il 6% di tutte le esportazioni ed il 17% delle importazioni e l’Italia si posiziona come partner fondamentale di questo interscambio. Il 43% del totale delle esportazioni agroalimentari è diretto verso l’Italia, mentre ben il 49% dei prodotti agroalimentari viene importato dall’Italia. I terreni agricoli rappresentano in Albania circa il 24% della superficie totale e possono essere genericamente divisi in tre zone, quella costiera che costituisce il 44% delle terre coltivabili, quella collinare nella parte centrale, che costituisce il 37% e che offre possibilità d’allevamento, ed infine la zona montana per un restante 19%, con possibilità nell’ambito della frutticoltura. L’Albania, disponendo di un terreno fertile, di un clima mite e di ingente massa idrica avrebbe le caratteristiche ideali per diventare un produttore agricolo importante nella regione balcanica. La sua geomorfologia e la varietà del terreno contribuiscono alla biodiversità ed alla produzione di prodotti sani e di qualità, mentre la lunga tradizione agricola e la popolazione relativamente giovane rendono di più facile accesso l’introduzione e l’adozione di nuove tecnologie. Nonostante gli enormi progressi degli ultimi anni, la modernizzazione del settore ha ancora bisogno di grandi sforzi e di un forte impegno. Le sfide ancora aperte sono quelle delle infrastrutture carenti, delle limitazioni di mercato e del limitato accesso al credito. Una delle più importanti carenze strutturali che caratterizzano il settore è l’alto numero di piccole e frammentate aziende agricole, caratteristica che comporta elevati costi di produzione e scarsa competitività. Questa debolezza potrebbe essere superata tramite l’organizzazione di produttori e la creazione di associazioni e cooperative, il che consentirebbe di rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena alimentare e di ottenere migliori profitti. Al fine di migliorare il settore agricolo e rurale si rendono necessari sia investimenti governativi che privati. In particolare i secondi, che hanno come obiettivo di migliorare la sicurezza alimentare ed il controllo della qualità, la promozione delle esportazioni, il perfezionamento delle tecniche di produzione e le infrastrutture rurali, devono essere incoraggiati al fine di aiutare il Paese ad accrescere la sua competitività, a guadagnare credibilità e ad accedere ai mercati europei. L’Italia si è schierata con forza a fianco delle Autorità albanesi nella sfida per trasformare il Paese in un grande produttore agricolo, tanto che recentemente il Governo italiano ha lanciato il “Programma per la modernizzazione del settore agricolo albanese”, per un totale di 10 milioni di euro, allo scopo di facilitare l’adozione del quadro normativo europeo nel settore agricolo. Tale programma considera il comparto agroalimentare, l’economia verde e le imprese ubicate in zone rurali come elementi chiave per la crescita economica del Paese. Sebbene il settore soffra ancora di serie problematiche (tra cui la frammentazione fondiaria, la mancanza di coordinamento tra i produttori che genera repentine oscillazioni dei prezzi ed il succedersi di fenomeni di sovrapproduzione e di penuria dei prodotti; nonché l’assenza della c.d. “catena del freddo” per lo stoccaggio e la conservazione delle carni, così come l’inesistenza di un’industria di trasformazione dei prodotti orto-frutticoli) esistono buone possibilità di inserimento per i fornitori italiani di macchine ed impianti relativi al settore agroalimentare ed in particolare impianti ad alto contenuto tecnologico per la lavorazione, trasformazione e conservazione dei prodotti carnei e vegetali, nonché macchinari per il settore enologico.

Alimentari, pesca, trattamento degli alimenti ed inscatolamento del prodotto alimentare

In Albania vi sono imprese che si occupano del trattamento degli alimenti e che esprimono prodotti autoctoni dell’industria alimentare (salumi, formaggi del tipo “feta”, ormai sempre più diffusamente provvisti di certificazione di qualità).

Il consumo delle carni è molto elevato nel mercato interno. La produzione di carne da parte del mercato interno non copre il fabbisogno, generando il ricorso all’importazione dall’estero.

Per quanto riguarda la pesca e prodotti ittici, il mercato è fiorente e coperto da alcune catene albanesi che hanno impiantato efficienti organizzazioni per la distribuzione del pescato in tutto il territorio albanese. Si segnala la presenza in Albania di imprese che trattano ed inscatolano il pescato (alici, gamberi etc.), oltre che – recentemente – imprese che confezionano alimenti ittici anche precotti. Tali prodotti vengono anche in larga parte esportati.

 

Particolarità: In base al volume di produzione, l’Albania è al settimo posto in tutto il continente europeo per la produzione di arance. I dati sono stati pubblicati da Eurostat in una recente pubblicazione sull’agribusiness, che analizza i 28 paesi dell’Unione europea, alcuni dei paesi candidati, nonché i paesi dell’EFTA. Dai dati risulta che in Albania la produzione di arance è stata fissata a 10.300 tonnellate nell’ultimo anno. Pertanto, l’Albania non ha rivali nella regione. Ma va notato che la produzione di arance è un merito diretto delle condizioni meteorologiche e della posizione geografica. Paesi mediterranei come Grecia, Portogallo, Italia, Turchia hanno una posizione favorevole a questo riguardo. Produttore di arance è anche la Croazia, anche se con una produzione minima di circa 300 tonnellate all’anno. Rispetto al continente, la produzione dell’Albania è limitata a solo lo 0,16% della produzione totale europea all’anno, secondo i dati di Eurostat. La produzione dei cereali nel 2016 è aumentata a 698.400 tonnellate. Le notizie sono state fornite da un rapporto pubblicato dall’Istituto di Statistica, sottolineando un aumento dello 0,4 per cento rispetto al 2015. Secondo l’ultimo rapporto sull’agricoltura, il distretto di Fier ha raggiunto il più alto livello di produzione di cereali con 156.530 tonnellate, seguito dal distretto di Elbasan con 98.535 tonnellate e Korca con 88.451 tonnellate. L’agroindustria rappresenta il 6% di tutte le esportazioni ed il 17% delle importazioni e l’Italia si posiziona come partner fondamentale di questo interscambio. Il 43% del totale delle esportazioni agroalimentari è diretto verso l’Italia, mentre ben il 49% dei prodotti agroalimentari viene importato dall’Italia. I terreni agricoli rappresentano in Albania circa il 24% della superficie totale e possono essere genericamente divisi in tre zone, quella costiera che costituisce il 44% delle terre coltivabili, quella collinare nella parte centrale, che costituisce il 37% e che offre possibilità d’allevamento, ed infine la zona montana per un restante 19%, con possibilità nell’ambito della frutticoltura. L’Albania, disponendo di un terreno fertile, di un clima mite e di ingente massa idrica avrebbe le caratteristiche ideali per diventare un produttore agricolo importante nella regione balcanica. La sua geomorfologia e la varietà del terreno contribuiscono alla biodiversità ed alla produzione di prodotti sani e di qualità, mentre la lunga tradizione agricola e la popolazione relativamente giovane rendono di più facile accesso l’introduzione e l’adozione di nuove tecnologie. Nonostante gli enormi progressi, la modernizzazione del settore necessita di grandi sforzi. Le sfide ancora aperte sono quelle delle infrastrutture carenti, delle limitazioni di mercato e del limitato accesso al credito. Una delle più importanti carenze strutturali che caratterizzano il settore è l’alto numero di piccole e frammentate aziende agricole, caratteristica che comporta elevati costi di produzione e scarsa competitività. Questa debolezza potrebbe essere superata tramite l’organizzazione di produttori e la creazione di associazioni e cooperative, il che consentirebbe di rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena alimentare e di ottenere migliori profitti. Ottimo è anche il settore legato alle esportazioni di frutta e ortaggi albanesi. Secondo i dati dell’Istituto di statistica nel 2016, il loro ammontare è stato di circa 58 milioni di euro. Da notare l’esponenziale crescita degli ortaggi. Nel 2007 la loro vendita all’estero ammontava a 900 mila euro, mentre 10 anni dopo è invece salita a circa 38.6 milioni di euro. Significante anche l’incremento dell’esportazione della frutta, con una crescita del 31% nel 2016, ma la loro importazione è di 2.5 volte superiore. Grazie all’uso di metodi tradizionali, la frutta, le verdure, la carne ed i prodotti lattiero-caseari albanesi sono coltivati e prodotti con pochissimi additivi artificiali, prodotti chimici o pesticidi. L’Albania è così in grado di diventare uno dei principali produttori mondiali ed esportatore di alimenti biologici di qualità destinati ai mercati regionali, europei e nordamericani. Il paese delle aquile si è unito alla decisione presa dall’Unione europea lo scorso 27 aprile che vieta l’uso in campo aperto di tre pesticidi ritenuti nocivi per le api: lo ha reso noto il ministro albanese dell’Agricoltura Niko Peleshi, in un’incontro con gli apicoltori albanesi. “Ci siamo uniformati volontariamente a questa decisione e forse siamo i primi, tra i paesi non membri a fare questo passo”, ha sottolineato Peleshi. La decisione dell’Ue, adottata col voto favorevole di 16 paesi membri Italia inclusa, prevede che l’impiego dei principi attivi (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam) noti come neonicotinoidi, molto diffusi in agricoltura, saranno consentiti solo in serra molto probabilmente già dalla fine dell’anno 2018.